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I CAFONI DEL PRO WRESTLING - COME MIGLIORARE?

  • Immagine del redattore: Corrado Staid
    Corrado Staid
  • 17 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

PERDITA DI CREDIBILITÀ 


Nel pro-wrestling la credibilità di un lottatore non si perde quasi mai all’improvviso, a meno che non accada qualcosa di grave.


Quindi raramente è il risultato di un singolo errore: spesso è un processo lento e silenzioso, fatto di piccoli comportamenti sbagliati che, accumulandosi nel tempo, finiscono per compromettere la fiducia che colleghi, veterani e addetti ai lavori ripongono in una persona.


Diventare un cafone del wrestling non sarà forse immediato ma sicuramente sarà un pietoso trofeo anzi una pietosa cintura intorno alla vita. 



NEGATIVITÀ 


La credibilità non riguarda solo le prestazioni sul ring, ma soprattutto il modo in cui un wrestler viene percepito nel locker room.


Un atteggiamento costantemente negativo, fatto di lamentele sul booking o sulle opportunità mancate, mina progressivamente questa percezione.



Spesso qualsiasi cosa può sfociare in lamentele, incapacità di rivolvere problematiche e/o altre rimostranze inopportune. 





EGO E MANCANZA DI ADATTAMENTO 


Allo stesso modo, un ego eccessivo o il vittimismo continuo (mascherato comunemente da umiltà) trasmettono l’idea di un professionista più concentrato su se stesso che sul prodotto. 


Questo atteggiamento è tipico di un infantilismo turbolento lento a morire. 

Anche il talento, in questi casi, diventa secondario rispetto all’affidabilità umana e professionale.


Un altro fattore critico è l’incapacità di adattarsi a contesti diversi.


Esistono wrestler che sanno comportarsi correttamente solo all’interno della “propria” federazione come in una sorta di campana di vetro, ma che, quando cambiano ambiente, faticano a leggere le nuove dinamiche e finiscono per apparire freddi, rigidi o addirittura maleducati.


Ciò che in un contesto è sicurezza, in un altro può essere percepito come arroganza o totale distacco dalla realtà.


È chiaro che un wrestler che si comporta così “sta perden a cap”. 



INGESTIBILE


Sul ring, la perdita di credibilità diventa ancora più evidente quando mancano sicurezza, ascolto e rispetto delle indicazioni. Errori frequenti, scarsa psicologia di match o la tendenza a mettersi “over” a spese della storyline, segnalano un atleta difficile da gestire.


Anche fisicamente, la mancanza di prestanza fisica, potrebbe rende il proprio personaggio molto difficile da utilizzare.


Il discorso vale anche quando ci si propone con una ring gear sciatta , amatoriale.

Nessun promoter, o meglio nessun promoter proiettato seriamente a un discorso professionale e non amatoriale, ha voglia di proporre sul ring un saltimbanco patetico. 


In un settore basato sulla fiducia, questo è un limite enorme.


Se non si hanno le capacità necessarie per sostenere un incontro di pro wrestling basilare, bisogna allenarsi e non accontentarsi solo dei pareri positivi di famiglia e amici bensì rivalutare molto la propria posizione.


Saper fare il professional wrestling non è imitare le mosse come un pappagone qualsiasi ma bensì di imparare a narrare una storia. Il wrestling è una fusione sacra di tante abilità. 



I VETERANI 


Infine, il rapporto con i veterani e il rispetto nel locker room nei confronti di tutti sono elementi fondamentali.


Il rispetto non è una formalità, ma la base su cui si costruisce una carriera duratura. Altrimenti ci sono sempre i videogame dove si potrebbe costruire online una carriera di tutto rispetto (modalità Carriera, si può anche personalizzare il giocatore con le proprie sembianze). 


Nel pro-wrestling il locker room non è solo uno spogliatoio: è uno spazio culturale, quasi rituale, dove convivono generazioni diverse e dove l’esperienza ha ancora un valore enorme. I veterani non sono semplicemente “più anziani”, ma rappresentano la memoria viva del mestiere.


I veterani hanno visto fallimenti, successi, carriere spezzate e carriere ricostruite. Per questo, anche quando magari non sono più al centro del ring, la loro opinione pesa.


Un lottatore che ignora, minimizza o peggio ancora deride l’esperienza dei veterani manda un messaggio molto chiaro: non capisce dove si trova, e probabilmente non ha mai capito nulla: bocciato! 





 
 
 

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